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Charlie Gard, nuovo rinvio. I genitori: “Nostro figlio prigioniero dello Stato”

Slitta ancora la decisione relativa alla vicenda che vede protagonista Charlie Gard, il bimbo inglese di dieci mesi affetto da una malattia definita dai medici inguaribile. L’Alta Corte di Londra si pronuncerà il 25 luglio circa l’eventuale autorizzazione alla cura sperimentale. Intanto i genitori di Charlie tirano fuori tutta la propria comprensibile frustrazione. A parlare a nome dei coniugi Gard è il legale della famiglia, l’avvocato Alasdair Seton-Marsden, secondo cui Charlie <<è tenuto in sostanza prigioniero dallo Stato e dall’Nhs (il servizio sanitario nazionale britannico, ndr). Se i Gard fossero ricchi, e non persone comuni – ha proseguito l’avvocato – il piccolo Charlie avrebbe già ottenuto la possibilità di essere sottoposto a una terapia alternativa>>. A breve un pool di medici, tra cui un esperto dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, parteciperà ad un incontro disposto dall’Alta Corte londinese al fine di emettere una sentenza basata su circostanze chiare.

Intanto l’11 luglio il Consiglio regionale del Lazio ha approvato in aula la mozione presentata dall’onorevole Olimpia Tarzia, che impegna la Regione Lazio a sollecitare il Governo affinché adotti tutte le tempestive ed opportune iniziative volte a salvare la vita del piccolo Charlie Gard, compresa quella di poterlo accogliere in strutture ospedaliere ubicate nel Lazio, quale ad esempio il Bambino Gesù, già dichiaratosi disponibile a farlo.

<<Lenire il dolore di un bambino – spiega l’on. Tarzia – non significa indurne la morte. Charlie non è un malato terminale, non è congruo dunque nel suo caso parlare di accanimento terapeutico. E’ affetto da una malattia ad oggi inguaribile, ma non incurabile e curare significa prendersi cura, attraverso un percorso che deve poggiare sull’alleanza terapeutica, sul rapporto di fiducia tra medici e pazienti, che, nel caso di Charlie non si è evidentemente verificato. Se si prende la strada della selezione utilitaristica tra gli esseri umani degni di vivere e quelli non degni – conclude Tarzia –   se la qualità di vita – la cui valutazione è inevitabilmente soggettiva – diventa un sacro totem che prevale sulla vita stessa, se anziché investire nella ricerca della cura delle malattie rare si sceglie di eliminare il malato che ne è affetto, allora si apre uno scenario inquietante che ci prospetta una società in cui il più forte schiaccia il più debole: e non è questo il futuro che vogliamo per i nostri figli>>. (foto Chris J Ratcliffe/Getty Images)

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