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Scuola, lo sciopero dei docenti: “Noi vogliamo insegnare”

di Valeria Lentini

Al grido di <<chi non salta un precario è!>> e <<ministro, facci entrare, noi vogliamo insegnare!>>, docenti inferociti questa mattina a Roma, in viale Trastevere, davanti al Ministero dell’Istruzione. Oggetto del primo sciopero del 2018, la decisione del Consiglio di Stato di precludere a coloro in possesso di diploma magistrale, conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. La mannaia del Consiglio di Stato sembra destinata ad abbattersi sui docenti precari di due ordini di scuola, infanzia e primaria, anche se lo stesso Miur si è affrettato a chiarire che la decisione assunta dal Consiglio di Stato <<riguarda i diplomati magistrali che hanno conseguito il titolo entro il 2001/2002, che non risultavano inseriti nelle Graduatorie permanenti all’atto della loro trasformazione in Graduatorie ad esaurimento nel 2007 e che recentemente hanno proposto ricorsi per ottenere comunque l’inserimento nelle citate Gae>>. Ergo, secondo il Miur, la sentenza <<non ha effetti immediati su tutte le situazioni giuridiche soggettive dei diplomati magistrali o dei controinteressati>>.

Precisazioni a parte, la protesta si è propagata lungo tutto lo stivale, con sit in davanti agli Uffici Scolastici Regionali di Milano, Torino, Bologna, Cagliari, Bari, Catanzaro e Palermo. Il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ai microfoni di Sky Tg24 prova a gettare acqua sul fuoco: <<Abbiamo chiesto all’Avvocatura dello Stato di darci le linee attuative della sentenza del Consiglio di Stato. Appena arriverà la risposta, convocheremo le parti e troveremo le soluzioni più idonee>>.

Intanto le principali organizzazioni sindacali – Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Unams – chiedono di tutelare i diritti di tutti,  con una soluzione che consenta tra le altre cose di <<riaprire le graduatorie d’istituto per permettere l’inserimento dei docenti che, collocati in Gae e quindi in prima fascia d’istituto, erano stati esclusi dalla seconda fascia>>.

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