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Biodiversità e grani antichi siciliani: convegno all’Etna Food Academy

 

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La biodiversità in agricoltura è stata la grande protagonista del convegno promosso dall’Etna Food Academy e intitolato Grani antichi siciliani. Tra la tutela e la valorizzazione della biodiversità. All’incontro, moderato dal giornalista Mediaset Gioacchino Bonsignore, erano presenti autorevoli relatori: Umberto Anastasi del Dipartimento Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania; Fabiola Sciacca, biologa del Laboratorio di Cerealicoltura del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura di Acireale; Gianluigi Peduzzi, amministratore del pastificio artigianale abruzzese Rustichella d’Abruzzo; Giovanni Galesi, chef e direttore didattico della Scuola Mediterranea di Enogastronomia Nosco.  

<<Quello del grano – ha esordito Anastasi – è un tema caldo, che riguarda tutti e gli agricoltori siciliani in particolare. La Sicilia potrebbe produrre molto più grano, però per motivi politici, e per varie problematiche, gli agricoltori siciliani non possono produrre grandi quantità. Quindi il grano che proviene dall’estero è un male necessario, altrimenti l’industria pastaria non potrebbe alimentarsi. Va anche detto che il grano prodotto in Sicilia ha delle proprietà che quello prodotto altrove non possiede, anzitutto proprietà di tipo igienico-sanitario, mentre quello estero è spesso contaminato all’origine. Il frumento prodotto in Sicilia viene pagato molto poco e questo determina l’abbandono delle aree a vocazione>>.

Occorre quindi puntare su una nuova valorizzazione della produzione artigianale, come sottolineato da Peduzzi: <<Noi crediamo nella valorizzazione dei grani antichi, sia siciliani che italiani. Dobbiamo concordare su un progetto comune che veda protagonisti i produttori, gli stoccatori e i consumatori>>.

<<Nei frumenti antichi – ha chiarito Sciacca – il contenuto proteico è più elevato, inoltre questi frumenti vengono lavorati con lunghi tempi di lievitazione che rendono il prodotto più digeribile. In questo settore si corre però il rischio delle frodi, serve quindi una sistema di tracciabilità finalizzato a identificare con certezza i frumenti antichi>>.

E c’è chi ha fatto del ritorno all’antico uno strumento formativo. <<Quattro anni fa la mia struttura di formazione – ha raccontato Galesi – ha compiuto una scelta etica e salutistica: noi usiamo solo sfarinati provenienti da grani autoctoni. Io mi considero un agrichef, perché sono molto orientato alla cultura agricola. Credo che sia importante chiarire che non deve essere il comparto industriale a dirci come dobbiamo lavorare, piuttosto il contrario>>.  Al termine dell’incontro, una gustosa degustazione e un cooking show con lo chef Giancarlo Schettini.

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