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Dress code da ufficio: i lavori che non lo prevedono

Negli ultimi anni si sta sempre più affermando la tendenza a svincolare, laddove possibile, il lavoro da rigidi canoni di abbigliamento: molte aziende hanno compreso che più i lavoratori si sentono liberi di esprimere la propria creatività anche a livello estetico, più riescono ad essere produttivi. Non tutti i lavori, ahimè, consentono questa libertà: gli impieghi, statali o privati, che prevedono un contatto con il pubblico, lasciano poca libertà nel vestire. Esiste però un’isola felice: quella delle libere professioni. Ecco quelle che non prevedono un dress code.

Il lavoro privo di formalità per antonomasia è quello della scrittrice, che spesso lavora direttamente a casa e che, volendo, è libera di sedersi alla scrivania persino in pigiama. Segue a ruota la conduttrice radiofonica, che nel chiuso dello studio può indossare ciò che vuole: in questa professione conta la voce e l’abbigliamento è quasi del tutto ininfluente. Quasi, però: molte radio si sono dotate di web-cam che trasmettono impietosamente il bello e il brutto della diretta.

Curiosamente, sul podio dei lavori al più alto tasso di libertà nel vestire si colloca l’ingegnere informatico, e il perché è presto detto: il settore presenta livelli di competizione talmente alti che le imprese badano esclusivamente al talento, concedendo in cambio la possibilità di presentarsi in ufficio come si vuole, o quasi.

Che la fashion designer possa vestirsi come preferisce è cosa scontata: il settore della moda a livello creativo può contare su una grande libertà, che si spera sia sempre accompagnata da un po’ di misura. Gli eccessi sono imperdonabili, anche se chi li commette è un genio del settore.

Un più che discreto margine di libertà nel vestire è concesso alla fotografa, anche se in questo caso occorre distinguere: chi lavora con la macchina fotografica a livello commerciale o giornalistico, avrà meno discrezionalità rispetto a chi lavora in uno studio di piccole dimensioni o addirittura in proprio. Presentarsi a un matrimonio o a una conferenza stampa in canottiera e infradito è semplicemente impensabile.

Sì alla libertà nel vestire, ma senza alcuna concessione alla sciatteria, per chi si occupa di comunicazione pubblicitaria: chi cura l’immagine altrui deve a maggior ragione curare la propria, quindi la creatività deve andare di pari passo con l’eleganza. E ricordate che cosa diceva il grande Yves Saint Laurent: <<Ciò che è importante in un vestito è la donna che lo indossa>>.

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