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Monaci delle Terre Nere. Intervista a Guido Coffa, custode delle tradizioni in chiave moderna

E’ possibile fare della bio-sostenibilità un serio percorso di vita e di lavoro? Sì, secondo Guido Coffa, titolare del relais Monaci delle Terre Nere, un luogo incantevole situato a Zafferana Etnea, comune incastonato nel Parco dell’Etna. Qui tutto è all’insegna della naturalità: dall’orto botanico al frutteto con le specie antiche, passando per la bio-architettura, nulla è lasciato al caso. Buona parte della produzione agricola – uova comprese – proviene dagli orti di proprietà secondo un regime di bio-sostenibilità. Anche per questo motivo il ristorante del relais, la ‘Locanda Nerello’, è stato insignito del premio “Gusto e Salute” da parte del Gambero Rosso. Intervista di Valeria Lentini. (Per ascoltare l’intervista clicca sul link sottostante):

La boutique relais Monaci delle Terre Nere è un’azienda che nonostante abbia pochi anni di vita ha già collezionato diversi premi e riconoscimenti. Uno di questi è Best in Sicily, da parte di CronachediGusto.it.

Questo riconoscimento è quello che mi tocca un po’ di più il cuore, perché mi è stato dato dai miei conterranei. In qualche regione abbiamo sempre ricevuto dei riconoscimenti che ci hanno spinto ad andare avanti con forza. Ricordo quando abbiamo aperto, nel 2012, avevamo sei camere, non avevamo la piscina, io lavoravo venti ore al giorno, ero in cucina, in reception, ero dappertutto… Eravamo io e la mia compagna e una coppia di fedelissimi srilankesi, e quell’anno il Sunday Times ci ha messo tra i venti alberghi più cool del mondo, Travel+Leisure ci ha messo nella lista dei 63 nuovi alberghi migliori del mondo, e Condè Nast Traveller ci ha messo nella lista dei 150 nuovi migliori alberghi. Tutti premi ricevuti in un anno, non ce lo saremmo mai immaginato! Non eravamo ancora così sistemati, adesso è cambiato tutto. La cosa bellissima è che da poco abbiamo preso altri otto ettari accanto, dove ci sono le terrazze tra le più belle dell’Etna. Un posto bellissimo, emozionante. Ora faremo la vigna, sistemeremo i muri…

Avete un giardino delle erbe aromatiche…

Sì, e abbiamo anche un frutteto di specie antiche dell’Etna: ci ho messo tre anni a farlo, ci sono 150 diverse specie tra pesche, mele, albicocche, fichi, ciliegie… una cosa bellissima. Quest’anno dovrebbe andare in produzione, quindi cominceremo con i gelati, granite e tutto quello che possiamo portare in tavola. Noi abbiamo anche un ristorante che si chiama Locanda Nerello e l’idea è il massimo che il territorio può offrire. Abbiamo un orto dove lavorano due persone full time per fornire tutto quello che serve al ristorante. Tutto biologico.

Anche perché la vostra filosofia di base è il chilometro zero, quindi tutto dalla terra alla tavola…

 Sì, e abbiamo anche un pollaio con 250 galline felicissime che guardano il mare… Noi siamo dalla parte est dell’Etna, quindi la presenza del mare da noi è fortissima.

Siete presidio Slow Food… 

Sì, per la coltivazione di un cavolo locale, quindi siamo custodi di questo seme come del resto di tanti altri, perché abbiamo fatto una raccolta con tutti i vecchietti che hanno i semi di pomodori, di broccoli locali. Abbiamo fatto un book con tutti questi semi. E’ bello, divertente.

Che cos’ha di speciale il territorio dell’Etna rispetto ad altri, che cosa offre di più anche in termini di produzione e di clima?

 L’Etna è un territorio unico, in Sicilia in un certo senso è un continente nel continente. Poi il grosso dei territori ormai sono collinari, quindi alta collina e montagna. Con una grande diversità, perché questo cono, i vari versanti, le varie esposizioni… ciascun versante ha le proprie peculiarità. Quindi non ci si annoia mai, è bellissimo!

Quali sono i progetti per il futuro?

Il nostro progetto è di sistemare una vigna, come si faceva cento anni fa, e continuare questa strada.

Il cruccio di noi siciliani è che spesso non teniamo nel dovuto conto la ricchezza di quest’isola che potrebbe dare dei punti a tutte le altre regioni. Secondo lei che cosa si dovrebbe fare per raggiungere altre regioni che magari hanno meno risorse ma le sanno sfruttare meglio?

Sono d’accordo. Il brand più importante dell’Italia è la Sicilia, ancora più importante della Toscana. Senza contare i contenuti, le tradizioni che noi abbiamo e quindi tocca solo a noi. Adesso bisogna semplicemente rimboccarsi le maniche e continuare ad andare avanti.

Se dovesse condensare il suo lavoro in una parola?

Credo di essere un custode delle tradizioni in chiave moderna.

 

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