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Partito Democratico, toni accesi durante la Direzione. Speranza: “Bisogna cambiare rotta”

Toni accesi e una richiesta di discontinuità nell’azione di governo: questi gli ingredienti che stanno contrassegnando la Direzione nazionale del Partito Democratico, in corso di svolgimento dalla 12 di oggi in via del Nazareno a Roma. La minoranza del partito non ha risparmiato bordate al segretario Matteo Renzi, specialmente in ordine al referendum costituzionale. Roberto Speranza ha invitato i compagni a smettere di tenere la testa sotto la sabbia e a vedere il disagio e l’inquietudine che pervadono la società italiana. <<La realtà è sempre più forte della comunicazione – ha affermato Speranza – e 33 milioni di italiani hanno mandato un messaggio che così non va proprio, bisogna cambiare con umiltà, cambiare rotta radicalmente. Così la sinistra non ha senso e noi non siamo più noi stessi e il Pd è destinato a morire. Abbiamo perso in questi anni una parte del nostro popolo, che ha preso un’altra via: nel Pd c’è stato chi ha scelto di rappresentarli. Ora non bisogna chiudersi in se stessi, non pensare che la coalizione del referendum possa essere un nuovo soggetto politico, non votarsi al suicidio. E provare a convincere almeno una parte di chi ha votato no>>.

E se la direzione del Pd ha approvato all’unanimità un documento di sostegno al nascituro governo Gentiloni, la minoranza ha presentato un documento orientato chiedere con forza la “discontinuità” nell’azione di governo, un cambiamento concreto sulle politiche del governo. <<In coerenza con l’impegno che abbiamo assunto di garantire la stabilità dell’esecutivo – si legge nel documento – non faremo mancare sostegno all’indicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quanto ai contenuti dell’azione di governo valuteremo la capacità di ascolto delle esigenze del Paese. Noi siamo per la stabilità. Ma oggi la stabilità è cambiamento>>.

Alle parole di Roberto Speranza ha risposto Emanuele Fiano, responsabile nazionale del partito con delega alle riforme: <<Me lo ricordo il lavoro di riforma della giustizia che è stato fatto, me lo ricordo il lavoro che abbiamo fatto sulla cultura. Possiamo discutere su quale sia oggi la ricetta che abbiamo per la sinistra in Europa, dove in questo momento non vedo dei giganti, di fronte al populismo e alla destra. Non ne vedo, se non una ricetta di modernizzazione complessiva dei sistemi occidentali, che è il lavoro che abbiamo fatto noi. So che dobbiamo fare un lavoro sul partito, perché troppe volte noi parliamo nei circoli a noi stessi, e non a quelli che stanno fuori dai circoli e che sicuramente ci hanno dato un giudizio. Ma non mi va che venga calpestato il lavoro che è stato fatto in questi mille giorni in questo Paese, sapendo come noi lo abbiamo ricevuto, non per offendere nessuno che ci sia stato prima. Perché quando ci si viene a dire che noi non abbiamo  capito l’Italia e che abbiamo disegnato un’Italia felix che felix non è, non è questa la verità>>.

 

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