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Le verità nascoste su Aldo Moro, Piersanti Mattarella e Pio La Torre: convegno a Catania

Un momento del convegno svoltosi ieri all'Università di Catania

Si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo di Elena Fava (figlia del giornalista Pippo Fava, ucciso dalla mafia nel 1984) il convegno dal titolo Le verità nascoste. Da Aldo Moro a Piersanti Mattarella e Pio La Torre, svoltosi ieri all’Università degli Studi di Catania, con relatori d’eccezione tra cui lo storico Nicola Tranfaglia,  il giornalista Andrea Purgatori e il magistrato Nino Di Matteo.

Ad aprire i lavori il prof. Giacomo Pignataro, rettore dell’ateneo catanese, insieme ai colleghi Giancarlo Magnano ed Ernesto De Cristofaro. Presenti anche i giornalisti Alessandro Galimberti (presidente dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani) e Stefania Limiti (autrice del libro Doppio livello. Come si organizza la destabilizzazione in Italia), l’avvocato Adriana Laudani e i rappresentanti delle associazioni Libera, Memoria e Futuro e Fuori dal Coro.

Nicola Tranfaglia ha dedicato un ampio approfondimento alla cosiddetta strategia della tensione e all’organizzazione stay – behind Gladio, e ha sottolineato: <<Bisogna cercare di capire che cosa abbiano significato il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro e ciò che a questi fatti è seguito. Credo che occorra parlare di Stato parallelo. La Commissione Stragi, presieduta dal senatore Giovanni  Pellegrino, ha parlato di doppia realtà della politica italiana>>.

<<Quello che noi conosciamo come caso Moro – ha chiarito Stefania Limiti – è in realtà l’insieme delle interferenze che uomini dello Stato realizzano per fare in modo che i vari tentativi di trattativa, messi in campo durante i 55 giorni, falliscano. Ed è una cosa incredibile, perché ogni tentativo di trattativa, non si sa come, viene fatto fallire. Le Brigate Rosse vengono sbaragliate, diventano un esercito clandestino che non capisce più nulla: ammazzano l’ostaggio che il nemico non vuole, quindi completamente fuori dalla loro logica. In quelle interferenze noi abbiamo l’opera omissiva e deviante dei nostri apparati>>.

Adriana Laudani si è invece soffermata sul periodo successivo all’assassinio di Moro: <<Dal mio punto di vista quel passaggio politico, che segna un cambiamento di sistema, è attraversato da un conflitto di dimensioni micidiali. Il conflitto si apre a tutti i livelli, e attraversa in primo luogo i grandi partiti, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, che si interrogano, scontrandosi al proprio interno, sul modo e sulle strategie da mettere in atto per attraversare quella transizione, e si dividono tra chi intende conservare i vecchi equilibri e chi invece ritiene che occorra forzare quel passaggio per determinarne di nuovi in una dimensione più democratica.  Mattarella diventa in Sicilia il rappresentante dell’area Moro, e interpreta con convinzione profonda l’ispirazione secondo cui il passaggio politico vuole una maturazione democratica che passa attraverso il coinvolgimento del Partito Comunista nell’azione di governo, attraverso le grandi intese. E nel Partito Comunista l’asse è sicuramente Berlinguer – La Torre: tutti noi compagni ricordiamo il conflitto aperto tra coloro che pensavano che sostenere l’esperienza Mattarella fosse un errore storico e chi riteneva che la forzatura da imprimere al passaggio fosse fondamentale. Ma il conflitto attraversa anche le forze legittime dello Stato, ed entra nei palazzi di giustizia, nelle questure, nelle caserme dei carabinieri, attraversa e coinvolge anche i cosiddetti poteri occulti di questo Paese>>.

<<Mi fa molto irritare – ha commentato Andrea Purgatori – l’idea che in questo Paese si raccontino le cose dal punto di vista storico perché non ci si è arrivati dal punto di vista giudiziario. Dobbiamo arrenderci alla storia perché non arriviamo al rispetto delle regole nella contemporaneità. In tutto questo l’informazione assume un ruolo cruciale. Ho attraversato i fatti di cui parliamo oggi da ragazzino: all’epoca di via Fani avevo 25 anni, eppure avevo già accumulato molta esperienza nella cronaca sulla criminalità organizzata. Avevo raccontato l’inizio della stagione della lotta armata, che ora abbiamo completamente rimosso. L’informazione, nei Paesi occidentali a democrazia compiuta, è un elemento fondante per far sì che i cittadini abbiano le idee chiare quando vanno a votare. Siamo arrivati al punto che non c’è bisogno della censura: opera già l’autocensura, poiché quando fai un’inchiesta sei consapevole di creare un problema al tuo direttore e all’editore. Le questioni legate ai segreti non svelati sulle stragi e altri fatti criminosi – ha concluso Purgatori – a mio parere sono legate alla sovranità nazionale, a cui lo Stato ha abdicato: i governi che si sono succeduti si sono sempre inginocchiati di fronte ai poteri, non solo italiani>>.

Nino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo, è intervenuto nella parte conclusiva del convegno sottolineando: <<È indubbio che la vera forza di cosa nostra siciliana sia sempre stata nei collegamenti con il mondo della politica, delle professioni, dell’imprenditoria e della finanza. E’ nel dna di cosa nostra cercare il collegamento con il mondo del potere: per contrastarla serve uno scatto d’orgoglio da parte dello Stato e di incisività nelle indagini, per recidere questi rapporti>>.

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