L’abbraccio silenzioso del mondo intero a Papa Francesco

Gli occhi del mondo, da diversi giorni, sono puntati lì: al decimo piano del Policlinico “Gemelli” di Roma, dove Papa Francesco è ricoverato. Tante persone si sono assiepate attorno alla statua di un altro pontefice amatissimo, Giovanni Paolo II, per recitare in silenzio le proprie preghiere e chiedere che Bergoglio superi questo insidioso e delicato momento. No, non siamo pronti a perdere il nostro Papa. I medici che seguono il Santo Padre alternano i consueti bollettini a conferenze stampa in cui si dilungano un po’ di più: questo proprio in ossequio alla volontà di Papa Francesco, che ha scelto di raccontare la verità sempre, anche in questi giorni dolorosi per lui e per il mondo intero.

Questa mattina una notizia confortante: la crisi respiratoria di ieri è rientrata, fa sapere la Sala Stampa della Santa Sede attraverso un messaggio sintetico: <<La notte è trascorsa tranquilla, il Papa ha riposato>>. Intanto continua la preghiera collettiva a sostegno del Papa. Alle 17.30 di oggi è in programma una messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano per chiedere a Dio di aiutare Papa Francesco ad affrontare questa prova, come spiega il cardinale vicario Baldo Reina in un messaggio ai fedeli: <<In comunione di fede e di preghiera, ciascuno nella propria comunità, innalzeremo al Signore la nostra supplica per il Santo Padre, affinché lo sostenga con la Sua grazia e lo ricolmi della forza necessaria per attraversare questo momento di prova>>. Papa Francesco, attraverso una lettera, ha voluto ringraziare tutti per la vicinanza e specialmente i piccoli degenti del “Gemelli”, che gli hanno fatto recapitare i loro disegni con messaggi di affetto e auguri di guarigione.

Papa Francesco ci ha abituati alla parola speranza che prevale su tutto. Allora proprio le sue parole, contenute nella Bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit, sembrano venire in soccorso in questo momento così delicato: <<In cammino verso il Giubileo, ritorniamo alla Sacra Scrittura e sentiamo rivolte a noi queste parole:Noi, che abbiamo cercato rifugio in Lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, dove Gesù è entrato come precursore per noi” (Eb 6,18-20). È un invito forte a non perdere mai la speranza che ci è stata donata, a tenerla stretta trovando rifugio in Dio. L’immagine dell’àncora è suggestiva per comprendere la stabilità e la sicurezza che, in mezzo alle acque agitate della vita, possediamo se ci affidiamo al Signore Gesù. Le tempeste non potranno mai avere la meglio, perché siamo ancorati alla speranza della grazia, capace di farci vivere in Cristo superando il peccato, la paura e la morte>>. Ecco, la speranza non delude.

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