Ce lo ha insegnato Umberto Eco: le solide mura di un monastero racchiudono storie il cui fascino resta intatto nei secoli, sospeso lungo un ponte immaginario tra ciò che è stato e mai più sarà, ma che in varie forme continua ad essere. Tra un glorioso passato e un eterno presente che di quel passato vuole continuare a nutrirsi, per farne un volano verso il futuro. La ricerca, l’approfondimento: promettenti traiettorie capaci di delineare i contorni di una cultura intra moenia che attende di essere valorizzata, liberata dalle mura perimetrali di secolari edifici per ascendere idealmente alle forme luminose della sapienza collettiva. Da Nord a Sud, dal Piemonte alla Sicilia, dalla celebre Sacra di San Michele che ha ispirato “Il nome della rosa”, al monastero di San Filippo di Agira, scrigno prezioso che ha segnato in maniera indelebile il territorio siciliano e non solo. Un tesoro da (ri)scoprire e su cui puntare i fari della divulgazione di qualità. L’attuale Abbazia di San Filippo, tanto cara agli agirini, è stata edificata proprio dove un tempo sorgeva e prosperava l’antico monastero del monaco siriano, divenuto ben presto il principale punto di riferimento del monachesimo siciliano.
Per fare luce sugli aspetti meno noti della storia agirina, l’Associazione Ecomuseo di Cultura materiale di Agira ha promosso, sabato 1 febbraio, un incontro culturale dal titolo Il monastero di San Filippo di Agira tra Bisanzio, Islam e Normanni. Dati archeologici e quadro storico-insediativo. L’evento ha avuto luogo all’interno dell’antica e bella chiesa di Santa Maria Maggiore (nella foto a sinistra il Direttivo dell’Ecomuseo con al centro i due relatori). A fare luce sull’argomento Lucia Arcifa, docente di Archeologia cristiana e medievale all’Università degli Studi di Catania, e Michelangelo Messina, archeologo esperto di Altomedioevo siciliano, membro della sezione Moyen Âge dell’École Française de Rome. L’incontro è stato introdotto dall’archeologo Rosario Patané, già dirigente presso il Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

Agira altomedievale. Dopo i saluti del presidente dell’Ecomuseo Joe Serrafiore, l’archeologo Patané ha spiegato:<<Questa iniziativa riguardante l’Agira altomedievale, come le altre della stessa serie, nasce dalla volontà dell’Associazione Ecomuseo di Cultura materiale di fare buona divulgazione. Mi auguro che questo incontro possa essere un punto di partenza. La locandina che ci ha chiamati a raccolta è dominata da un’immagine di lettura non immediata: si tratta di una scelta provocatoria. Nel 1746 Filippo Randazzo dipingeva quattro quadri per l’Abbazia di San Filippo di Agira: committente era il cardinale Girolamo Colonna, abate dal 1735 al 1762. I quattro quadri sono ancora lì. I due ritratti sono i soli dipinti di Randazzo di tema non religioso>>. E proprio dal ritratto dedicato al Gran conte Ruggero I è tratta l’immagine inserita nella locandina dell’incontro, come ha chiarito Patané:<<La fuga di Ruggero è collocata in un paesaggio con un monte su cui si innalza un complesso architettonico del quale si riconosce il castello di Agira>>.
La frontiera arabo-bizantina. Sulla necessità di ulteriori approfondimenti ha posto l’accento Lucia Arcifa:<<Agira è un luogo che varrà anche in futuro la pena di esplorare, perché qui ci sono possibili risposte peculiari a quello che appare un modello che abbiamo cominciato a intravedere nell’area sud-est della Sicilia. Il monastero di San Filippo di Agira avrebbe bisogno di un’analisi dettagliata per capire ancora molte cose della fabbrica: mi sembra che l’attenzione sul monastero in sé si debba ampliare al contesto complessivo. Proprio nella fase che definiamo della frontiera arabo-bizantina i monasteri, nell’ambito di una fortificazione complessiva dell’insediamento e della nascita di questi castra che dovevano difendere il territorio, acquisiscono un ruolo importante. Mi piacerebbe anche approfondire la questione relativa al castello: non mi stupirebbe scoprire che la zona del castello viene fortificata in un momento coevo alla presenza del monastero. I due aspetti non mi sembrano, almeno in via ipotetica, totalmente distanti>>.
Agira e i Santi cristiani. Dati alla mano, Michelangelo Messina ha delineato il quadro diacronico anche attraverso fonti arabe, e ha proseguito:<<Il quadro di vita di San Filippo di Agira è molto articolato: è interessante sapere che questa vita si inquadra, dal punto di vista mediterraneo, in una fase in cui è evidente che la Sicilia sta guardando ancora profondamente a Bisanzio. Il monastero di San Filippo di Agira è una realtà cristiana che nasce in periodo bizantino, ma che nell’età islamica ha avuto quasi un momento di splendore nella rappresentatività della comunità cristiana dell’isola tutta. I Santi cristiani nati in Sicilia diventavano monaci nel monastero di San Filippo di Agira>>. I numerosi presenti hanno seguito con estrema attenzione l’analisi di questo complesso periodo storico e il presidente dell’Ecomuseo Joe Serrafiore ha espresso la volontà di proseguire nel solco dell’approfondimento:<<Come museo continueremo questo percorso, andando in profondità: sono convinto che possiamo accrescere il nostro senso di appartenenza conoscendo di più la nostra storia>>.
