“Tutto il mio lavoro è guardare”. Oliviero Toscani, il coraggio delle immagini

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<<Fare il fotografo non è fotografare, è costruire l’immagine>>. Geniale, divisivo, irriverente. Potente, come le foto che portano la sua inconfondibile firma. E come il suo sguardo, capace di cogliere l’oltre e regalarcelo con nuda e sontuosa veridicità. Oliviero Toscani se n’è andato questa mattina: una notizia, questa, giunta non del tutto inattesa ma non per questo meno deflagrante. Perché lui, provocatore per dilettevole necessità, ci aveva abituato, nei decenni di onoratissima carriera, alle  prese di posizione spesso discutibili; la schiettezza ai limiti della brutalità. Informale lo sguardo sulle cose, puntuta la lingua. Tutto, però, gli veniva perdonato in nome di quel geniale racconto per immagini. Oliviero e la macchina fotografica, simbiosi perfetta: bianco e nero, morte e rinascita, croce e delizia. Zero sfumature. 

Una carriera fatta di lavoro continuo, di costante permanenza all’apice, lì dove prendi tutti i venti, comprese le correnti contrarie. E lui, stoico, a osservare e raccontare tutto attraverso le immagini. Passione esondante sostenuta da un corpo vigoroso, stremato infine dalla malattia che gli aveva sottratto quaranta chili. Persino all’ultimo imbrunire, però, il fotografo ha avuto la meglio sull’uomo: e così, a margine delle ultime interviste terrene, Olivero Toscani si è lasciato immortalare nell’estrema fragilità di un corpo che lentamente non risponde più e si avvia a tornare cenere. Oliviero non più dietro ma davanti all’obiettivo: protagonista fulgido, nonostante tutto.

Toscani 2La collaborazione storica e iconica con Benetton e quelle cadute di stile imperdonabili in seguito alla tragedia del Ponte Morandi: l’uomo ha sbagliato spesso, il fotografo non ha sbagliato mai. Oliviero Toscani e la consapevolezza di appartenere a una generazione di ferro, quella dei Rolling Stones e di Bob Dylan. Oliviero, figlio di Fedele, storico fotoreporter del Corriere della Sera. Corredo genetico intessuto di immagini. L’artigiano del visuale che, amando stupire tutto e tutti, si è infine lasciato cogliere impreparato dalla vecchiaia, subitanea e sorniona, come ha confessato all’ultimo: <<Io sono stato giovane fino al giorno prima di diventare vecchio. Fino a ottant’anni lavoravo come uno di trenta. Poi mi sono svegliato una mattina e avevo ottant’anni>>.

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