Lux fulgebit. La magia del Presepe vivente di Agira nella notte di Natale

Se essere comunità è anche sapersi raccontare, allora partecipare al Presepe vivente di Agira, in provincia di Enna, è più di una bella esperienza: è un viaggio dentro la nostra storia, un percorso che diventa memoria collettiva e tratteggia con sapienza i contorni di un paese dell’entroterra che resiste alle tentazioni della mondanità, che si fa baluardo di ricordi ancestrali e fascinose suggestioni. Quella nata nel lontano 1989, dall’intuizione dell’associazione Amici del Presepe, è l’unica rappresentazione della Natività che va in scena solo nella notte di Natale: nessuna replica è concessa, nessun’altra data è ipotizzabile. Il 24 dicembre di ogni anno diviene allora il personale kairos di Agira, il momento perfetto, lo spazio temporale entro i cui confini gli abitanti e i tanti turisti possono concedersi un lusso autentico: percorrere in silenzio i vicoli e le strade della parte alta di Agira, fascinosa porta d’accesso alle vette dell’intima spiritualità, immergendosi nei meandri della tradizione. E compiendo, quasi senza rendersene conto, una sorta di ritorno a casa in chiave psicanalitica, alla (ri)scoperta delle antiche sapienze che abitano dentro ciascuno di noi.

Agira come Betlemme. Che cosa vede lo spettatore del presepe vivente di Agira? Anzitutto vede il proprio sé, perché con il suo sguardo attento diventa al contempo pubblico e coprotagonista; vede la sontuosità dei costumi (alcuni dei quali provenienti da Cinecittà) indossati da ben centoventi figuranti, l’imperiosità di sguardi e gesti e anche la dolcezza di parole e suoni; vede la danza sapiente delle luci che illuminano le scene e il Castello medievale, protagonista silente e maestoso nella notte in cui tutto è iniziato e tutto continua a iniziare. La brama di potere di Erode, la dolcezza di Maria e Giuseppe e tutt’intorno l’operosità dei vari personaggi: artigiani, massaie, pastori, centurioni. E poi il senso di solitudine di Maria e Giuseppe, che sperimentano il rifiuto, addolcito dalla generosità inaspettata e salvifica di qualche viandante, in attesa della profezia che di lì a poco troverà trionfale compimento. Infine il Dio che si fa uomo e giunge a noi nella veste più piccola e umile possibile. Agira come Betlemme, il bene che s’impone nonostante le umane perturbazioni. Non praevalebunt.

Il ricordo di Vittorio La Rosa. Un nome ricorre con affettuosa nostalgia tra gli addetti ai lavori: è quello di Vittorio La Rosa, spentosi nel gennaio di quest’anno a 71 anni. La Rosa, uomo di grande cultura, ha curato la regia di numerose edizioni del Presepe vivente agirino. Resta forte il suo ricordo, che verrà coralmente celebrato nel corso di un evento in sua memoria. La bellezza del Presepe vivente agirino ha negli anni ricevuto anche l’attenzione della Rai, come ricorda Orazio Conti:<<Sono stato più volte ospite a Unomattina, su Rai1, per illustrare la particolarità e l’unicità del nostro Presepe vivente, che è inserito nelle festività natalizie, dopo le Novene. Quindi la notte di Natale completa la Natività. Questo ha dato all’evento un risalto molto particolare. Nel tempo sono state apportate tante innovazioni, anche grazie a Vittorio La Rosa che ci ha dato una grandissima mano per recuperare e innalzare ancora di più il significato del Presepe>>.

Il gemellaggio con Greccio. Il presepe che torna protagonista grazie alla scommessa lanciata nel 1989 e ora, all’orizzonte, un importante gemellaggio con Greccio, splendido borgo della provincia di Rieti: qui, nel 1223,  San Francesco d’Assisi realizzò il primo Presepe vivente della storia, con l’intento di narrare a tutti la prodigiosa nascita del Salvatore. Sottolinea Nicola Gagliardi: <<Quella di Greccio è l’unica realtà gemellata con Betlemme. Penso che tra gennaio e febbraio concretizzeremo il previsto gemellaggio: questo, unito alla conferma che anche quest’anno la Rai farà delle riprese che andranno in onda all’interno del programma Unomattina in famiglia, il 28 dicembre, è la riprova del valore del nostro Presepe vivente. Come ogni anno, chiuderemo il ciclo natalizio il 5 gennaio con la manifestazione di solidarietà Un pane per la vita, che serve a raccogliere fondi per le campagne umanitarie dell’Unicef. Invito tutti, soprattutto i bambini: quelli che vivono nelle città hanno uno stupore che contagia gli adulti>>.

Lux fulgebit. Un popolo senza storia è destinato a scomparire, Agira però resiste e lo fa ancorandosi con forza alle tradizioni, locali e collettive. La traditio, consegna e trasmissione di antichi saperi e usanze, come àncora prodigiosa in grado di portare tutti noi, naufraghi della vita, salvi a riva. Così come continua a salvarci, con insondabile misericordia, quel Dio che si è fatto uomo e la cui luce illumina il percorso di vita di ciascuno di noi. Anche di chi non crede. Lux fulgebit.

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