Mike Bongiorno, l’americano più amato dagli italiani

Mike Bongiorno con Sabina Ciuffini e Massimo Inardi (foto archivio Fondazione Mike Bongiorno)

L’uomo, il sorriso e la voce che si fanno icone di un eterno tempo televisivo. Dici Mike Bongiorno e la mente corre al suo sorriso e a quella esclamazione, anch’essa iconica: “Allegria!”. L’iconico Mike è stato un abilissimo presentatore televisivo, ma è stato anche tanto altro: è a questo “tanto altro” che Giuseppe Bonito, regista della fiction Mike in onda in prima serata su Rai 1 il 21 e 22 ottobre, ha voluto dare spazio. Perché se è nota al pubblico la solarità di questo conduttore, meno note sono altre circostanze che hanno determinato il suo modo di essere: il senso di solitudine provato durante l’infanzia, l’esperienza drammatica della guerra, la lotta partigiana contro i nazisti. E poi quel suo essere una creatura ibrida: metà italiano, metà americano. Tutto e niente. Così Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, nato il 26 maggio 1924 a New York da madre italiana e padre italo-americano, quando, giovincello, arriva in Italia è considerato “l’americano”, il meno adatto a fare la televisione in Italia. E invece.

Invece lui si fa strada come un panzer, indossando le vesti del conduttore e del giornalista, sempre con maniacale professionalità. Perché l’improvvisazione senza preparazione è da mediocri e Mike studia, si prepara: nulla, nel suo articolato percorso lavorativo, è lasciato al caso. Non solo. L’americano di belle speranze diventa prodigioso Re Mida:  le asperità vissute da ragazzo, nelle sue mani, diventano diamanti preziosi da condividere con gli italiani che, non a caso, lo adorano.

Mike negli studi Mediaset (foto archivio Fondazione Mike Bongiorno)

Fino al 17 novembre anche Milano ricorda il conduttore e lo fa con una mostra allestita a Palazzo Reale dal titolo semplice come il protagonista: Mike Bongiorno – 1924 2024. La mostra milanese ha un obiettivo ambizioso:  raccontare, a cento anni dalla nascita, il Mike comunicatore, iconico presentatore televisivo tra i padri fondatori della televisione italiana, ma anche il profondo innovatore e interprete dei cambiamenti che hanno attraversato la nostra società per decenni. La memoria collettiva del Bel Paese passa anche attraverso lo sguardo e le parole del re dei telequiz.

Mike Bongiorno ha costruito con tenacia e pazienza la sua carriera televisiva, senza mai tralasciare l’amore profondo per la sua famiglia. La moglie Daniela Zuccoli ha raccontato al settimanale Chi: <<Sono passati quindici anni dalla sua morte, eppure è sempre presente nelle nostre vite. Tutto quello che succede per il centenario della nascita di Mike è incredibile, nessuno è ricordato come lui e ci fa molto lavorare, lo dico con gioia. Ha fatto tante cose che vanno al di là del tempo, tanti giovani oggi non lo ricordano, ma ma nelle case italiane, in quello che chiamo tinello, il luogo dove le famiglie guardavano la tv, uno spazio per lui c’è sempre. Mike ha girato il mondo, ha fatto prima tante esperienze in America e poi è venuto in Italia. Lui voleva unire l’Italia, i suoi primi documentari erano girati al Sud, dove andava a trovare le famiglie più umili proprio per raccontare tutte le facce del nostro Paese. Voleva bene alla gente e voleva che nessuno si sentisse escluso. Non verrà ricordato per i quiz, ma per quello che ha rappresentato>>.

La ruota della fortuna, Rischiatutto, Lascia o raddoppia?, Arrivi e partenze. I programmi condotti da Mike: un elenco lungo quanto un’intera carriera televisiva. E quel record: l’aver presentato per ben undici edizioni il Festival di Sanremo, in questo secondo solo a un altro mostro della televisione italiana, Pippo Baudo. Mike e Pippo, più che presentatori: due generali di corpo d’armata della tv.

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