
Il buio e la luce, la finzione cinematografica che diviene prodigioso corridoio per una salvezza non cercata ma ora apprezzata fino in fondo. Dopo una presentazione in anteprima al Taormina Film Festival, dal 18 luglio è in distribuzione nelle sale italiane Padre Pio, il primo film hollywoodiano dedicato al Santo di Pietrelcina con la regia di Abel Ferrara. Interprete di punta della pellicola è Shia Labeouf, che in questa vicenda è protagonista due volte: non solo dà il volto al Santo ma da questi dichiara di essere stato salvato, in un momento in cui stava lentamente sprofondando in un abisso fatto di depressione e dipendenze varie, come lui stesso ha raccontato nel corso di un’intervista televisiva con il Vescovo Robert Emmet Barron. <<Interpretare Padre Pio mi ha cambiato completamente, in modo radicale. Adesso sono un’altra persona. Leggo il Vangelo, ho imparato a recitare il rosario, vado a messa tutti i giorni e non posso più fare a meno della comunione>>.
Figura controversa quella di Shia LaBeouf, il cui innegabile talento è divenuto nel tempo un contenitore di tanto altro: genio e sregolatezza, guai con la legge, pulsione di morte e tutto il variegato repertorio che spesso accompagna il successo. Un tunnel buio e, in fondo, quel Santo burbero del meridione d’Italia che Shia non aveva nemmeno mai sentito nominare prima che Ferrara lo cercasse per il suo film. Un incontro tra anime tormentate, si potrebbe dire. <<La mia preparazione al ruolo di un film è diventata altro: mai avevo sperimentato una cosa del genere. Sentivo che Padre Pio mi chiamava. Mi ha donato il silenzio della quiete e della preghiera>>.
Quello tra Padre Pio e gli attori è un legame non nuovo: negli anni Cinquanta divenne celebre la conversione dell’attore Carlo Campanini, divo noto per la sua bravura e anche per il suo essere donnaiolo. Poi l’incontro con il frate e una conversione tanto radicale e profonda da meritargli l’appellativo di “sacrestano di Padre Pio”. Travolto felicemente dall’amore per questo religioso anche Erminio Macario, a cui non a caso è stata intitolata una delle vie di San Giovanni Rotondo che conducono al Santuario.
Proprio in occasione della proiezione del film a San Giovanni Rotondo, Abel Ferrara ha raccontato: <<Il mio nonno paterno si chiamava Abele, era di Sarno, in Campania, paese che dista un centinaio di chilometri da Pietrelcina, luogo natale di Padre Pio. Era un suo devoto e, dal momento che sono cresciuto con il nonno, nel Bronx, molte volte l’ho sentito raccontare di questo frate che si diceva avesse le stimmate. Sempre in italiano, perché il nonno non ha mai voluto imparare l’inglese. Il film l’ho voluto dedicare a lui, che era emigrato negli Stati Uniti a vent’anni per cercare lavoro. Un po’ come aveva fatto il papà di Padre Pio, Grazio Forgione, che nel 1899 emigrò in Pennsylvania per guadagnare i soldi e poter far studiare il figlio>>.
La spiritualità, il tormento, la personalità fuori dal comune di Padre Pio. Sullo sfondo, quella Puglia divenuta casa per San Pio, che vi dimorò dal 1916 al 1968, anno della morte. Il film di Abel Ferrara narra le vicende di quest’angolo d’Italia all’indomani della prima guerra mondiale: qui, in un convento di frati cappuccini, il giovane Pio inizia il suo ministero tenendo sempre gli occhi fissi su Gesù e sui poveri. Anche un film può smuovere un cuore indurito, Shia LaBeouf ne è la dimostrazione. Come amava dire Padre Pio: <<Tieni nel tuo cuore Gesù Cristo e tutte le croci del mondo ti sembreranno rose>>.
