La musica, la vita, lo sguardo oltre le nuvole. Renato Zero: “La fede è la chiave che ci permette di osare”

Sul suo sito ufficiale campeggia una frase da leggere e rileggere ogni volta che ci sentiamo vinti dalle avversità:<<C’è stato e c’è un artista che ha fatto di un’offesa il suo cognome. Zero>>. Quando, all’inizio degli anni Settanta, un giovanissimo Renato Fiacchini si esibiva nei piccoli locali romani travestito e truccato, la frase che spesso si sentiva ripetere era <<Sei uno zero>>. Così, per ripicca contro questi detrattori, il giovane artista sceglie il nome d’arte che spariglia le carte e apre la porta del successo: Renato Zero. L’offesa sterile che vuole essere limite e diventa invece prodigioso trampolino per il successo. La mossa del cavallo. Se è vero che spesso occorre ringraziare chi ci ostacola perché ci permette di fare un salto di qualità, allora a chi a suo tempo offese un giovanissimo talentuoso di nome Renato dobbiamo tutti profonda gratitudine. Senza saperlo, i detrattori hanno contribuito a creare uno dei mostri sacri del panorama musicale italiano. Renato Zero, munifico dispensatore di giubilo per l’anima, geniale narratore dei moti del cuore.

Il tour 2024. Renato Zero sta entusiasmando i fan grazie ad Autoritratto, una serie di concerti-evento che fino alla fine dell’anno si susseguiranno da un capo all’altro del Bel Paese. Il 19 e il 20 luglio il tour farà tappa a Cagliari, il 29 e 30 settembre a Milano; ad ottobre sono previste undici date a Milano, Torino, Livorno, Bologna, Mantova, Pesaro, Perugia. A novembre Renato Zero si esibirà ad Eboli, Messina (date già sold out), Roma.

Renato e i sorcini. Anche all’origine del termine che designa l’oceanica compagine dei fan del cantautore c’è una frase, stavolta pronunciata da lui stesso all’inizio degli anni Ottanta. Osservando i suoi ammiratori che lo attorniavano con i motorini, esclamò:<<Sembrano tanti sorci!>>. Ecco che quelli che inizialmente erano detti “zerofolli” diventarono “sorcini”.

Renato Zero 5
Uno splendido ritratto giovanile di Renato Zero

Zerolandia. Sono passati 47 anni dalla consacrazione di questo artista amatissimo: nel 1977 Renato Zero pubblica il 45 giri Mi vendo/Morire qui, grazie al quale entra in hit parade rimanendoci per cinquantasette settimane. Il successo ottenuto, anche grazie alle radio libere, farà da traino al nuovo disco (e spettacolo) intitolato Zerofobia che riuscirà a raggiungere il quinto posto della classifica. Anche qui un atto di coraggio: l’artista decide di svincolarsi dalla sua casa discografica, che fino ad allora non aveva propriamente creduto in lui, e crea l’etichetta indipendente Zerolandia.  Nel 1978 pubblica l’album Zerolandia e nel 1979 EroZero, album, quest’ultimo, finalizzato anche a tracciare un primo bilancio della sua carriera.

Spalle al muro. Nel 1991 Renato Zero incanta il Festival di Sanremo con un brano meraviglioso, scritto da Mariella Nava, dal titolo Spalle al muro:<<Ma sei vecchio/Ti insulteranno, vecchio/Con tutta quella smania che sai tu/Vecchio, sì/E sei tagliato fuori/Quelle tue convinzioni, le nuove son migliori/Le tue non vanno più/Ragione non hai più>>.  Sul palco sanremese torna nel 1993 con il brano Ave Maria, preghiera laica intonata con l’accompagnamento di un coro polifonico: esibizione che gli varrà oltre quattro minuti di standing ovation. Quella di Renato Zero è una carriera straordinaria, impossibile da riassumere. Un artista dal cuore grande, Renato. Un uomo che ha condiviso un pezzo di strada con un’altra strepitosa interprete, Mia Martini. Amici inseparabili, famosi anche per il look stravagante con cui si presentavano al mondo. Mimì e Renato, un legame inossidabile in grado di travalicare l’insondabile confine tra visibile e invisibile.

Renato e la fede. Prima di salire sul palco fa sempre il segno della croce. Renato e Gesù, un faccia a faccia del cuore che accompagna da sempre questo artista straordinario, tanto che nel 2022 ha voluto pubblicare un album dal titolo chiaro: Atto di fede, diciannove brani inediti di musica sacra scritti e composti da Zero, con gli arrangiamenti di Adriano Pennino.  I brani sono preceduti dalle riflessioni dei suoi “Apostoli della Comunicazione”: Alessandro Baricco, Luca Bottura, Pietrangelo Buttafuoco, Sergio Castellitto, Aldo Cazzullo, Lella Costa, Domenico De Masi, Oscar Farinetti, Antonio Gnoli, don Antonio Mazzi, Clemente J. Mimun, Giovanni Soldini, Marco Travaglio, Mario Tronti, Walter Veltroni.

Una dichiarazione d’amore e d’intenti, la cui genesi è stata illustrata  il 6 aprile 2022 in Campidoglio.  << Atto di fede – ha raccontato l’artista – è una sfida. Sono arrivato a un traguardo al quale ambivo da parecchio tempo: accarezzare Dio da vicino e fargli i complimenti per avermi gestito e mantenuto intatta la fede. Ci eravamo dimenticati di Dio. Non ci siamo fatti frequentare da Lui, abbiamo lasciato che la stanchezza ci impedisse di raggiungerlo. L’umiltà di dirsi cattolici è sparita, preferiamo giocare tre numeri al Totip per raggiugere quella felicità che avremmo garantita anche solo gettando uno sguardo oltre le nuvole. Dio però è sempre più Dio. Sempre più ostinato a credere in noi. A perdonarci. Perché è così indulgente e caritatevole? È semplice: perché vorrebbe guarirci! Dalla superbia, dal rancore, dall’insoddisfazione, dalla mancanza di rispetto persino verso noi stessi. Guariremo? Considerando che la maggior parte dei mali siamo noi stessi a scatenarli, basterebbe forse cambiare sguardo. Aprire il pugno, riprendere il dialogo con albe e tramonti. E ridisegnarci un futuro immacolato. Dio mio… quanto sei paziente! Ma poi chissà se effettivamente ce lo meritiamo questo Dio? La fede è la chiave che ci permette di osare, di andare oltre le nostre potenzialità>>. 

<<I ragazzini mi fermano per strada e mi chiamano  “maestro”. Io mi imbarazzo, ma sono orgoglioso di sapere che le mie canzoni sono state un pronto soccorso capace di guarire molte persone>>.

(Renato Zero)

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