Convivialità, calore umano e… niente smartphone. A Verona il ristorante che mette le persone al centro

Secondo il sociologo Zygmunt Bauman, teorizzatore della società liquida, <<L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro>>.

Questa dinamica, purtroppo, non risparmia quei momenti che, per antonomasia, dovrebbero essere deputati alla sana conversazione tra persone, cioè i pranzi e le cene al ristorante. Tutti armati di smartphone, prima di assaggiare le pietanze ci assicuriamo di averle fotografate dalla giusta angolazione. Poi mettiamo un bel filtro, le parole e gli hashtag giusti et voilà…tutti sapranno che anche noi, ogni tanto, usciamo di casa. Così facendo, manco a dirlo, sprechiamo i momenti preziosi trascorsi con le persone a noi care. Rispetto a questo automatismo sottilmente perverso c’è ormai una certa consapevolezza, a cui contribuiscono personaggi del calibro di Jannik Sinner che ha scelto di non stare più sui social e pare piuttosto contento della scelta. Non è il solo.

A tavola… senza smartphone. Ecco spiegato il successo di Al Condominio, ristorante di recentissima apertura situato in quel di Verona, che promette un’esperienza golosa dal punto di vista enogastronomico e arricchente sotto il profilo umano. Infatti all’ingresso del locale è posizionata la Cassetta della Posta, dove gli avventori possono, se lo desiderano, riporre il proprio device ricevendo in cambio una bella bottiglia di vino.

Il menù di questo ristorante, manco a dirlo, attinge i nomi a piene mani dalla variegata umanità che popola da tempo immemore i nostri condomini. Come antipasti si possono gustare L’invidioso, L’amministratore, La gattara e Quelli del primo piano; tra i primi è possibile assaporare Le comari, Il giardiniere o I morosetti; La spiona, La betonega e La matta sono gli invitanti secondi; come dessert, infine, si potranno gustare La vecia di sotto e La siora.

Viva il digital detox. Questo ristorante veronese, che punta su un trinomio fatto di cibo, arte e disintossicazione digitale, è stato fondato da quattro ragazzi: Federico D’Erchia, Michele Zanichelli, Lorenzo Fraccaroli e Angelo Lella.  Quest’ultimo ha spiegato al Corriere della Sera: <<Abbiamo voluto creare uno human centric restaurant, per ritrovare la bellezza di una cena in compagnia. A volte si vedono a tavola coppie impegnate a fotografare e postare le portate o a rispondere a messaggi vocali, ma non parlano più tra di loro>>. Si mangia e si sorride quindi, ma soprattutto ci si guarda negli occhi e si parla senza le continue notifiche sul cellulare e senza il bisogno compulsivo di vedere se ci sono aggiornamenti di stato, stories, reels o dirette di amici e di personaggi più o meno famosi. Si ritorna, insomma, ad essere quello che tutti siamo: animali sociali e non per forza (o non sempre) social.

Il ritorno del binomio carta e penna. Già, ma le recensioni? Almeno quelle saranno tecnologiche? No! Se volete far sapere ai titolari e agli chef che avete gradito l’esperienza, vi verranno fornite carta e penna, così già che ci siete recuperate almeno un residuo di motricità fine. Uscendo dal ristorante, magari, vi mangerete le mani perché senza foto non potete far sapere ai vostri followers che siete stati un paio d’ore fuori casa, in compenso avrete trascorso del tempo di qualità con quelli che davvero contano per voi. E che non si trovano al di là di uno schermo.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.