“Seminare futuro”: ad Agira il primo seme della comunità educante promossa da Nati per Leggere

<<Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto>>. Su questa frase del compianto cardinale Carlo Maria Martini si incardina l’ambizioso progetto del gruppo Nati per Leggere di Enna e Caltanissetta: dare vita ad una comunità educante in grado di fronteggiare in maniera concreta la deriva educativa che affligge l’odierna società. E farlo a partire da uno stile differente, senza parole vuote e formalismi ma attraverso buone pratiche. Sabato 13 aprile il salone parrocchiale della Chiesa Abbazia di Agira, in provincia di Enna, ha accolto la tavola rotonda dal titolo “Seminare futuro. Costruiamo insieme una comunità educante”.

Da sinistra Graziella Grippaldi, Giusi Lobello e Marcella Gianfranceschi

Una nuova postura educativa. La tavola rotonda è stata introdotta dalla referente Nati per Leggere di Regalbuto, Graziella Grippaldi:<<Ci piacerebbe creare nuove alleanze a beneficio dei più piccoli, delle famiglie e di tutta la collettività. Dobbiamo metterci tutto il nostro amore ma anche la disponibilità a lasciarci interrogare, abbandonare pensieri stereotipati, luoghi comuni, rivedere vecchie posizioni. Dobbiamo assumere una nuova postura educativa. Educhiamoci! La lingua inglese fa una distinzione tra “to be polite”, essere educato nel senso delle buone maniere, e “to be educated”, che significa possedere un patrimonio culturale che ci mette in grado di interpretare il mondo e noi stessi, di saperci relazionare.  A vario titolo,  ciascuno con il proprio bagaglio culturale e di competenze specifiche, siamo chiamati a diventare veri educatori, ermeneuti del nostro tempo, senza sterile nostalgia per il passato e proiettati verso il futuro che ci vuole protagonisti. “Seminare” è un verbo attivo: un verbo di movimento richiede cura del terreno e i semi necessitano anche di tempo per trasformarsi in frutto. Condivido con voi l’augurio che ci rivolge il nostro Vescovo, mons. Giuseppe Schillaci: “Buona semina!”>>.

Marcella Gianfranceschi durante il suo intervento

Una comunità alleata dei genitori e dei bambini. Quali sono gli obiettivi della comunità educante e che ruolo gioca Nati per Leggere in seno a questa progettualità educativa? Quali sono le parole che, con il loro significato profondo, assumono un ruolo cruciale in seno alla comunità educante? Su queste domande e sulle relative risposte ha incentrato il proprio intervento Marcella Gianfranceschi, referente Nati per Leggere Enna-Caltanissetta: <<Il nostro obiettivo è creare una comunità che sia alleata del mondo affettivo del bambino. L’obiettivo di Nati per Leggere è la lettura, che è anche strumento: la nostra finalità è l’alleanza con le famiglie. Desideriamo creare una comunità nella comunità, per dare e accogliere strumenti, per essere alleati dei genitori nello sviluppo e nella crescita del bambino. Il nostro pallino è “raggiungere gli irraggiungibili”, ecco perché la comunità è coinvolta in questa visione. Nati per Leggere intende costruire una rete per il diritto ad avere le stesse opportunità di crescita e sviluppo>>.

L’intervento di Giusi Lobello

Giusi Lobello, referente Nati per Leggere di Piazza Armerina, ha guidato i presenti in un viaggio carezzevole lungo i sentieri della psicologia funzionale e delle buone pratiche di sviluppo, sottolineando l’importanza di stabilire un contatto empatico con i bambini, facendoli sentire realmente “visti” e considerati nelle loro necessità interiori. Dedicare un tempo di qualità all’interazione con i piccoli è anche una forma di cura, un balsamo in grado di sanare eventuali ferite emotive.

Ridare tempo alle relazioni. <<Nel 2018 – ha spiegato Lobelloa Ginevra è stato presentato il Nurturing Care Framework for Early Child Development, un documento che fornisce indicazioni su tutte le azioni volte a favorire lo sviluppo del bambino, con le raccomandazioni su come investire nelle prime epoche della vita, a partire dalla gravidanza fino al terzo anno di vita.  Lo sviluppo neurologico e psicologico del bambino non è automatico, la famiglia è la prima agenzia educatrice e mediatrice nei primi mille giorni di vita del bambino. Le buone pratiche di sviluppo sono tutte quelle che ridanno tempo alle relazioni, difendendole dai passatempi digitali e dai consumismi. I bisogni si concretizzano attraverso le Esperienze di Base del Sé. Ciascuno di noi, secondo il proprio ruolo, può essere fondamentale per un bambino>>.

I partecipanti alla tavola rotonda hanno poi preso parte a gruppi di lavoro secondo il metodo del world cafè, voluto da Marcella Gianfranceschi per consentire ai partecipanti di avviare conversazioni tanto informali quanto concrete e costruttive, incentrate sulla costruenda comunità educante. Al termine sono state rese note le conclusioni, dando peso e valore alle parole chiave emerse nei vari tavoli di lavoro. Un primo passo, questo, prodromico rispetto a tutti gli altri. D’altro canto, come diceva Lao Tzu, <<Un viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo>>.

Come sostiene da tempo il pedagogista Daniele Novara, <<Ciascuno di noi non è semplicemente il risultato di una mistura genetica e psicologica, ma anche di una serie di comportamenti educativi che in maniera inconsapevole hanno determinato il nostro modo di esistere>>. La cura, la responsabilità, la collaborazione, il futuro. La comunità educante ha fatto il primo passo, il più importante. Il primo di tanti altri.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.