Un pubblico attento ha seguito la lezione dal titolo Settimana Santa, tra fede e folclore, tenuta il 12 marzo da Angelo Plumari, docente e teologo (con un dottorato in Sacra Liturgia al Pontificio Istituto Liturgico di Roma), autore di diverse pubblicazioni, una delle quali si intitola proprio “La Settimana Santa in Sicilia”. L’evento è stato promosso dall’Università Popolare di Leonforte e ha avuto come teatro la nuova sede della libreria Mondadori.
Sollecitato da Gabriella Grasso, Plumari ha preliminarmente chiarito i contorni del digiuno quaresimale: <<Nell’ambito della Quaresima, il digiuno è un modo per curare una dimensione di spiritualità della persona che fa una scelta religiosa, cioè tornare all’essenziale del valore della vita, che oggi per noi che siamo molto materialisti e assorbiti da questa cultura dell’economia, dell’interesse, del fare, significa in fondo cercare di ritornare ad una dimensione dell’essere. Il digiuno può acquistare questo significato. Poi chiaramente, in un ambito di fede, è un percorso per riavvicinarsi a Dio. Possiamo parlare di una vera e propria “purificazione” della vita proprio tornando all’essenziale>>.
Poi l’attenzione ai riti della Settimana Santa in Sicilia, doviziosamente illustrati e storicamente circostanziati da Plumari: <<Ai tempi, l’oggetto della mia tesi di dottorato è stata l’analisi di tutti i riti della Settimana Santa in Sicilia per trarre fuori lo schema rituale e metterlo in relazione con la ritualità ufficiale della Chiesa. Quindi trovare i punti di contatto e di divergenza>>.
Un viaggio immaginario da Enna a Trapani, da Messina a Caltanissetta, da Catania a Palermo, dai grandi centri ai piccoli borghi. Con una precisazione iniziale e un monito finale. <<Noi – ha sottolineato Plumari – parliamo di drammaturgia sacra perché abbiamo i riti ufficiali della Chiesa e poi abbiamo i cosiddetti riti popolari. Ci muoviamo nell’ambito del mistero cristiano, che è la passione, morte e resurrezione di Cristo. Oggi a tutto diamo un prezzo, viviamo nella società del consumismo; una delle cose più gravi che ho visto è la mercificazione delle nostre tradizioni>>.
La conclusione (con un accorato auspicio) è stata affidata al presidente dell’Università Popolare di Leonforte, Ignazio Vanadia: <<Grazie al professor Plumari, che questa sera ci ha informato su cose fondamentali della nostra vita di comunità, sia a Leonforte che in Sicilia. Come comunità, ciascuno con il proprio ruolo, dovremmo tutti avere a cuore la cosiddetta pace sociale: abbiamo dimenticato a quale scopo il rito della Settimana Santa si celebra… Cerchiamo di guardare oltre il dato storico, sociologico, antropologico, culturale: l’uomo ha bisogno, nella sua fragilità, di farsi sostenere da una processione, da un rito>>.
La Quaresima, i riti. La preghiera solitaria e quella collettiva. Il perdersi e il ritrovarsi. Come ha scritto Gesualdo Bufalino: <<A Pasqua ogni siciliano si sente non solo spettatore ma attore, prima dolente, poi esultante, d’un mistero che è la sua stessa esistenza>>.
